I come INTROIETTARE

Questo è un termine coniato da S. Freud per descrivere il risultato di un processo di apprendimento, al termine del quale ci formiamo tutte le convinzioni e le regole che ci permettono di orientarci nel mondo.

Fritz Perls, il creatore della Gestalt, lo assunse dalla psicoanalisi ma con un significato molto diverso. Innanzitutto differenziò il processo di apprendimento attraverso il quale assumiamo concetti, idee, regole dal mondo esterno, del tutto naturale – l’introiezione – dal risultato di tale processo.

Se una mamma dice al suo bambino “non si attraversa la strada con il semaforo rosso” sta fornendogli un’informazione vitale per la sua sopravvivenza. Il bambino la può di conseguenza assimilare, la può “masticare” e digerire facendola sua. Non farlo gli costerebbe la sua stessa esistenza fisica. In questo caso non si formerà l’introietto e l’informazione ricevuta non interferirà con il suo benessere, anzi. Se al contrario la madre gli fornisce un’indicazione che il bambino non può fare sua, ad esempio “non si alza la voce perché è maleducazione”, il piccolo avrà solo due possibilità, rifiutarla o ingoiarla per intero, come quando si manda giù un boccone indigesto. Nel secondo caso questa informazione, pur facendo parte delle sue future convinzioni, soprattutto se reiterata, non potrà essere assimilata.

La convinzione condizionerà suo malgrado il suo futuro atteggiamento nei confronti di chi ad esempio ha un volume di voce alto e gli impedirà di poter alzare il proprio anche quando necessario. Il segnale fisico che ci sta segnalando che siamo in presenza di un introietto è la nausea, risposta biologica adeguata a espellere qualcosa che non possiamo assimilare e fare nostro.

Potete comprendere quindi quanto sia importante per il nostro benessere, liberarci dagli introietti che si sono accumulati al nostro interno, per poter vivere in pienezza e libertà la nostra vita, potendo operare scelte basate sulla consapevolezza piuttosto che su idee preconcette, che neppure ci appartengono.